Il Rossese da festival di Sanremo.

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mmaginate di trovarvi davanti ad una bottiglia di vino, ma di quelle che sembrano state prese al luna park, quando fai il tirasegno coi fucili ad aria compressa, spendi 20 euro per abbattere i barattoli, rischi di accecare il gestore, che mosso a pietà per cacciarti via ti regala una bottiglia estratta dalle catacombe del tendone, del costo di un euro ad esagerare.
Insomma, questa boccia aveva una etichetta frutto di studi di marketing avanzati, da attirare da un lato i Misteri di Voyager e dall'altro il CICAP e i NAS.
"LETIZIA - ROSSESE - Importato dalla Produzione - Ditta Letizia di Sanremo - Cantina di imbottigliamento - 1961. Si serve a temperatura d'ambiente" Sulla capsula, la firma di Raimondo P.
Ho pensato che fosse una bottiglia abbinata al 45 giri del famoso cantante melodico Raimondo P., che furoreggiò al festival di Sanremo del 1961 con la sua hit Letizia (croce e delizia).
Ma non credo sia una ipotesi plausibile, stando alla SIAE più che al CICAP.
Roba da lavandinare a priori, considerato che il tappo era Liguria style, "belìn un tappo normale io lo taglio e ne ricavo due e magari tre così risparmio".
In realtà il tappo corto ha permesso una microssigenazione controllata ottimale, frutto di studi empirici del ligure taccagno che che Michel Rolland con le sue bombe fruttate è una pippa al confronto. 8)

Poi lo abbiamo mesciuto e -minchia- quel cazzo di vino era davvero buono. Ma bbono bbono.
Pur avendo più di 50 anni alle spalle. Beh ma questo già lo sapevo, per esperienza personale :D

Ancora vivace, una acidità fresca a supporto di toni caldi, mediterranei di frutti rossi e balsamico.
Senza i sentiori da cabina armadio del nebbiolo.
Un vecchio Rodano, sentenziò il tecnico.
Gran figata, filosofai io.

Parafrasando il proverbio, non giudicate un vino dalla sua etichetta.
 

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