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baracche - preti - prostituzione

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Novembre 2010 15:12 Scritto da ciro9999 Mercoledì 03 Novembre 2010 14:46

a roma ci sono state le baracche con gente (italiani) che ci vivevano dentro fino alle prima giunte di sinistra.
che hanno provveduto a costruire case popolari e demolire le baracche.
ai democristi ovviamente fregava un cazzo.
del resto interi enormi quartieri sono stati costruiti dalla società generale immobiliare di proprietà del vaticano.
posti dove ora si dice che non bisogna imbrattare i muri con scritte e disegni.
quartieri senza servizi, senza punti di aggregazione, senza un cinema, manco voglio pensare ad un teatro.
ma manco i garage, i posti auto.
niente.
ci penserà la provvidenza.

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i nonni. e quel deficiente di feltri.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Novembre 2010 15:14 Scritto da ciro9999 Giovedì 07 Ottobre 2010 16:38

vedendo la foto di quel povero deficiente di feltri che mima il fatto di portare i ceppi mi sono venuti in mente i miei nonni materni.
aristodema, classe 1897, un donnone per l'epoca.
ho conosciuto solo lei.
il nonno solo dai racconti.
umbra, tipo di stroncone, ma non saprei.
il suo primo ricordo del marito era il seguente.
stavamo cogliendo le olive sotto alla rocca di spoleto quando passano alcuni uomini di terni che conoscevamo.
ci salutano salendo verso la rocca.
che era il carcere.
e noi chiediamo "che fate? dove andate?"
"andiamo a trovare certi compagni nostri che stanno in galera"

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Il prossimo tre stelle?

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Ultimo aggiornamento Martedì 25 Maggio 2010 13:30 Scritto da albi Martedì 25 Maggio 2010 13:13

Ci sono posti dell’anima..

Quelli del cuore.

E quelli della mente.

Questo li riassume tutti, in una multitasking evolution che ti frulla tutto nebulizzandoti a lenta cottura sotto vuoto, per riempirti di sensazioni nuove e oniriche, di quei sogni leggeri alla Stephen King quando mangia la cassoeula fredda.

Life-tent.
Pronunciato all’inglese Lì-fetènt, la Tenda della Vita, metafora del Posto che ti accoglie e ti offre una visione del mondo che ignoravi prima. Forse per fortuna.
Il nuovo locale di Armando Spazzolapassere,  che cambierà per sempre il modo di concepire il ristorante.
Lo scoprii in cucina mentre guardava due programmi in contemporanea, la scollatura della Clerici con lo scollamento di Bigazzi su uno schermo, Amici sull'altro. “Capisci, dopo un lungo stage di due giorni con lo chef basco Ekkecamurrìa Ekstikatsi ho sentito dentro l’esiggenza de andare oltre, anche se non sapevo dove.  Mentre stavo scrivendo un sms con la storia della mia vita, ho elaborato la mia filosofia di cucina, nella quale cibo, letteratura, cinema e musica convivono in gara, anche pijandosi a cazzotti. Nzomma, na cosa che trasporta de peso la prova del Cuoco rielabborata culturalmente sui ritmi della De Filippi. Gajardo, no? Il mejo de quanto ce sta oggi, anche se c’avrei pure l’ambizione di metterci pure un po’ de Quark, ma non vorrei cerebralizzà troppo il tutto”
Gli avventori stanno sdraiati per terra, postura Yoga del “Piccione semisvenuto” metre Armando sta sul Trono, serve i piatti ed apre sondaggi e decide, dopo ogni portata, quale cliente mandare a casa. Per questo si paga in anticipo.

 

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La scelta

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Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Gennaio 2010 01:49 Scritto da cat Giovedì 28 Gennaio 2010 01:41

Era una bella giacca. Un bel gessato scuro, classico, di cachemire. La luce si rifletteva sulla superfice, mettendo in risalto la sericita' della fibra, la morbidezza del tessuto.

Il ragazzo era giovane, sui 28 anni, con un fisico atletico, e la giacca gli stava bene. Sorrideva guardandosi nello specchio. Mi sono chiesta se fosse per un nuovo lavoro, o per un'occasione speciale.
Poi, da dietro, una voce femminile: "sembra sciatta".

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Venezia

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Scritto da albi Mercoledì 11 Novembre 2009 11:12

Due ore e mezza di treno e una fuga di tre giorni dai problemi quotidiani. 
Venezia è luce e orizzonte che si perde fra mare e cielo mentre si cammina in un’isola che sembra viaggiare in un tempo sospeso. 
Basta uscire dal percorso della transumanza turistica, e ci si ritrova subito liberi. Il tempo ha creato rughe che segnano la città più ancora dei rii e dei canali, ma il fascino rimane intatto, più nascosto, sottile e autentico. 
I fasti passati sono stati catturati dalle grandi creazioni artistiche, gli affreschi dei Tiepolo per me su tutto: scenografici e trionfali nelle chiese e nei palazzi, e meditativi e malinconici a Ca’ Rezzonico. 
Il fascino unico di Venezia è scritto nel percorrere il labirinto di strade che si annoda attorno alla Laguna, una sequela di nomi, di mestieri, di uomini, di sentimenti, di storie,leggende che ne tracciano in un linguaggio musicale il più bel racconto di terra e di acqua. 
Quando vado, sosto al Cannaregio

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