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La Moka del sciur Renato.
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Marzo 2011 18:24 Scritto da alberto Venerdì 11 Marzo 2011 18:21
Mio padre conosce da mezzo secolo Bialetti. Ma si danno ancora del lei “buogiorno sciur Renato”, “buongiorno sciur Tino”.
Oggi ci si manda affanculo dopo trenta secondi, loro due perseverano nel rispetto.
Che poi, la famosa Moka, nome esotico legato al mondo orientale, una zona nello Yemen dove so coltiva una pregiata varietà di caffé, l’ha inventata Alfonso, Bialetti, il papà. Un giorno stava osservando la moglie lavare i panni, si utilizzava la lisciva, come prodotto di una mistura di acqua calda e cenere, e guardò lungamente le bolle che formava la cenere che saliva dal fondo del secchio e pensò all’improvviso alla polvere di caffè e a una caldaietta che facesse passare l’acqua da un filtro fino al contenitore superiore. Il lampo di genio osservando una banale occupazione quotidiana. Il saper guardare oltre la routine, le frasi solite e i rituali stanchi. Non per nulla Omegna è anche il luogo natio di Gianni Rodari e di altri inventori, non di parole ma di oggetti utili: la borraccia, i pinocchietti di legno diffusi ovunque, una pala speciale per spalare la neve e altri oggetti, così si dice.
Dove l’orizzonte è più chiuso e la mentalità più retriva, si aprono ogni tanto squarci infiniti e idee luminose.
sardegna fine anni '70
Scritto da ciro9999 Mercoledì 05 Gennaio 2011 16:11
la prima volta che sono stato in sardegna di mia sponte e non deportato dai genitori sarà stata la fine degli anni 70.
reduci da un campeggio (servaticissimo) a lampedusa, cala galera, stroncato sul nascere da inquietudini chimiche decidiamo di andare sulla costa nord.
senza soldi, come al solito.
senza mezzi.
senza un cazzo.
partiamo in due tranche.
nella prima, assieme a me, c'è uno che sta a rota.
chiamiamolo A.
e un'altro che se la cava e suona la chitarra.
chiamiamolo S.
con treno, ferry, autostop, corriera ci incolliamo una tenda a casetta e le pentole.
dopo pochi giorni sarebbero arrivati quelli della seconda tranche.
chiamiamoli F e T.
che si fermavano a roma un paio di giorni per reperire la droga (coi soldi messi da tutti).
inoltre dovevano portare il fornello da campeggio.
ebbene questi della seconda tranche durante il viaggio si fanno tutta la robba e poi di conseguenza si dimenticano il fornello sulla nave.
e noi rimaniamo con le pentole e senza fornello.
fa niente.
panini ed insalate di tonno.
c'avevamo 25 anni, che cazzo ci fregava del cibo!
una sera, seduti al bar del campeggio, rigorosamente senza consumare, ci pare a tutti che una crucca seduta da sola ci stia guardando e sorridendo.
breve consulto di sguardi e si decide che per curare la rota di A bisogna regalargliela.
così tocca a me.
parlante ingrese.
a me che odio parlare.
che odio parlare con sconosciuti.
che odio picchettare le ragazze.
che odio andare in spiaggia la sera per fare il fuoco, cantare le canzoni con una chitarra e poi fare il bagno.
imperterrito mi alzo, vado dalla crucca e le dico che noi stavamo per scendere in spiaggia, per fare il fuoco, suonare la chitarra, cantare canzoni e fare il bagno di notte.
questa si alza e viene con noi.
durante la discesa a mare faccio il minimo di approccio avvicinandomi sempre più ad A.
che inizia a conversare con la crucca.
appena la conversazione fra loro due è avviata io giro i tacchi e, prima ancora di arrivare in spiaggia, torno al bar.
gancio fatto.
a una certa stiamo tutti in tenda meno A che evidentemente ha cuccato.
poi si sente aprire la lampo, A si affaccia e prende il proprio materassino.
e lo appoggia al di la del sottile telo che separa la parte giorno dalla parte notte.
noi tutti preoccupati.
parte la domanda "A, ma che voi fa'?"
"che vojo fa? me la vojo scopa'!"
" e te la voi scopa' qui? che noi praticamente vediamo e sentiamo tutto?"
"e certo do' me la devo scopa'?"
partono una serie di vaffanculi sparsi, poi si tratta.
noi ci alziamo e andiamo al bar per venti minuti.
"che tanto te bastano e avanzano!"
e così fu.
poi la sera dopo se la scopò pure F, se non sbaglio.
la crucca venne a roma con noi.
molto contenta.
che gioventù!
che se ne è andata.
anche F.
anche S.
A è vivo, ma insomma.
arrivato completo.
la cartina tornasole è che io sono quello che sta meglio di tutti con la testa.
baracche - preti - prostituzione
Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Novembre 2010 15:12 Scritto da ciro9999 Mercoledì 03 Novembre 2010 14:46
a roma ci sono state le baracche con gente (italiani) che ci vivevano dentro fino alle prima giunte di sinistra.
che hanno provveduto a costruire case popolari e demolire le baracche.
ai democristi ovviamente fregava un cazzo.
del resto interi enormi quartieri sono stati costruiti dalla società generale immobiliare di proprietà del vatica
no.
posti dove ora si dice che non bisogna imbrattare i muri con scritte e disegni.
quartieri senza servizi, senza punti di aggregazione, senza un cinema, manco voglio pensare ad un teatro.
ma manco i garage, i posti auto.
niente.
ci penserà la provvidenza.
i nonni. e quel deficiente di feltri.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Novembre 2010 15:14 Scritto da ciro9999 Giovedì 07 Ottobre 2010 16:38
vedendo la foto di quel povero deficiente di feltri che mima il fatto di portare i ceppi mi sono venuti in mente i miei nonni materni.
aristodema, classe 1897, un donnone per l'epoca.
ho conosciuto solo lei.
il nonno solo dai racconti.
umbra, tipo di stroncone, ma non saprei.
il suo primo ricordo del marito era il seguente.
stavamo cogliendo le olive sotto alla rocca di spoleto quando passano alcuni uomini di terni che conoscevamo.
ci salutano salendo verso la rocca.
che era il carcere.
e noi chiediamo "che fate? dove andate?"
"andiamo a trovare certi compagni nostri che stanno in galera"
Il prossimo tre stelle?
Ultimo aggiornamento Martedì 25 Maggio 2010 13:30 Scritto da alberto Martedì 25 Maggio 2010 13:13
Ci sono posti dell’anima..
Quelli del cuore.
E quelli della mente.
Questo li riassume tutti, in una multitasking evolution che ti frulla tutto nebulizzandoti a lenta cottura sotto vuoto, per riempirti di sensazioni nuove e oniriche, di quei sogni leggeri alla Stephen King quando mangia la cassoeula fredda.
Life-tent.
Pronunciato all’inglese Lì-fetènt, la Tenda della Vita, metafora del Posto che ti accoglie e ti offre una visione del mondo che ignoravi prima. Forse per fortuna.
Il nuovo locale di Armando Spazzolapassere, che cambierà per sempre il modo di concepire il ristorante.
Lo scoprii in cucina mentre guardava due programmi in contemporanea, la scollatura della Clerici con lo scollamento di Bigazzi su uno schermo, Amici sull'altro. “Capisci, dopo un lungo stage di due giorni con lo chef basco Ekkecamurrìa Ekstikatsi ho sentito dentro l’esiggenza de andare oltre, anche se non sapevo dove. Mentre stavo scrivendo un sms con la storia della mia vita, ho elaborato la mia filosofia di cucina, nella quale cibo, letteratura, cinema e musica convivono in gara, anche pijandosi a cazzotti. Nzomma, na cosa che trasporta de peso la prova del Cuoco rielabborata culturalmente sui ritmi della De Filippi. Gajardo, no? Il mejo de quanto ce sta oggi, anche se c’avrei pure l’ambizione di metterci pure un po’ de Quark, ma non vorrei cerebralizzà troppo il tutto”
Gli avventori stanno sdraiati per terra, postura Yoga del “Piccione semisvenuto” metre Armando sta sul Trono, serve i piatti ed apre sondaggi e decide, dopo ogni portata, quale cliente mandare a casa. Per questo si paga in anticipo.
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